Robin Boylorn: l’unica donna nera in una classe di bianchi.

robin boylorn racconta cosa significhi essere l'unica donna nera in una classe di bianchi

Robin Boylorn è scrittrice, autoetnografa, docente e femminista entusiasta. All’interno di uno dei suoi articoli scientifici, E Pluribus Unum, focalizzato sul tema della razza all’interno della vita accademica, ci sono molti passaggi autoetnografici.

L’autoetnografia è una disciplina nata in contrasto all’approccio etnografico. Banalizzando molto, l’etnografo studia una comunità sul campo, poi torna a casa e descrive ciò che ha osservato, usando esclusivamente il suo punto di vista. L’autetnografo invece è allo stesso tempo soggetto e oggetto della ricerca.

Questo stralcio di autoetnografia esprime il problema di essere l’unica donna nera nella classe di un college a prevalenza bianca.

Robin Boylorn: l’unica donna nera in una classe di bianchi

Donna nera. Pelle nera. Occhi curiosi. Labbra carnose. Viene sempre prima la mia razza. Prima di essere qualsiasi cosa, sono nera. Poi sono una donna. Le due cose insieme, mi trasformano in uno stereotipi. Il lungo tavolo va da un’estremità all’altra della stanza. Sedie vuote con gambe traballanti e piedi logori siedono lacere e respinte. Siedo e aspetto, come le sedie, di essere trascurata e respinta – usata per convenienza, ricordata per la sua affidabilità, scelta perché garantisco utilità e comfort. Chiedo a me stessa, mi domando se sarò l’unica (minoranza), l’unica nera, l’unica donna, come l’ultima volta, quella sempre maledettamente recente ultima volta. Il mio essere nera nuota in un mare di facce bianche e risalta sempre, sorge come una luna bianca sopra un cielo nero, protende le mani come un peccatore in cerca di salvezza. La mia pelle è l’unica cosa che non può essere invisibile. Sento il bisogno di compensare. Quando la porta si chiude sono intrappolata e realizzo che non ci sono vie di fuga. Fino a quando non impareranno il mio nome, penseranno a me come “la ragazza nera” in classe. Non quella con sguardo profondo e uno spirito compassionevole. Non quella con una voce vellutata e un accento della Carolina. Posso solo essere descritta da ciò che riescono a vedere. Il mio essere nera è più trasparente delle mie emozioni.

Sono preparata, sono già stata in una situazione simile. E altre come questa mi aspettano. La mia mente è allenata a giustificare i pensieri. Ricordo altre classi con pareti più spesse e meno studenti. I miei ricordi mi ricordano che non sono mai stata parte della maggioranza. La mia esperienza mi dice che non lo sarò mai, quindi è meglio che mi abitui. Esito a scrivere. A parlare. A pensare. A muovermi. Ad alzare lo sguardo quando la parola “nero” viene menzionata o a rispondere quando la mia cultura viene chiamata in causa. Mi sento intrappolata tra le mura concrete dell’essere nera e donna allo stesso tempo, come se fosse illegale portare gli stessi fardelli (opportunità) simultaneamente, all’improvviso

Divento esperta di tutto ciò che i neri pensano…

…del perché sia ok per me chiamare me stessa n***a, ma nessun altro può farlo…

…del perché le donne nere nascono con grossi culi e gli uomini neri spendono i loro rimborsi fiscali in cerchioni costosi da montare su macchine a buon mercato…

…del perché le mammine lasciano che i papini donino il loro seme a qualsiasi donna disperata abbastanza da avvolgere consapevolmente le sue gambe attorno all’uomo di qualcun’altra…

…del perché i giovani uomini neri vogliono primeggiare negli sport invece che sui libri e quando non ci riescono diventano uomini attraverso la paternità, anche se non sanno come essere padri…

…del perché la famiglia è così importante e il soul food guarisce qualsiasi cosa, dai cuori ai sogni infranti…

…del perché le donne nere non sorridono…

….del perché non ci possono essere più persone come me, intelligenti come me, gentili come me!?!

Robin Boylorn, E Pluribus Unum

Altre cose da leggere

In uno dei racconti presenti nel secondo numero della rivista Freeman’s, Aminatta Forna spiega perché anche solo camminare per una donna possa essere problematico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *