Febbre: Rozzano è Sud sequestrato, incattivito

La torre Telecom di Rozzano, coprotagonista di Febbre, romanzo autobiografico di Jonathan Bazzi

Febbre, romanzo autobiografico di Jonathan Bazzi, si divide tra due linee temporali: il passato dell’autore a Rozzano e il racconto della sua malattia nel presente.

Jonathan Bazzi è (tra le tante cose) una persona omosessuale, nata e cresciuta in uno di quei centri che affollano l’hinterland di grandi città come Milano e Torino. Sono paesi vicini eppure lontani dalle grandi metropoli, spesso privi di opportunità culturali.

Sono posti dove incarnazioni di stereotipi maschili e femminili affollano le strade e le case popolari.

Penso che molte persone, nate e cresciute ai bordi di questi centri economici, culturali e industriali, colgano delle corrispondenze tra la loro storia e la descrizione che Jonathan Bazzi fa di Rozzano in Febbre.

Eccone un estratto

Rozzano è Milano, ma non è Milano.

È tutta fatta di grandi palazzoni di case popolari dai colori spenti. Tanti, tantissimi, uno dopo l’altro. Ocra, grigio, verde, giallo pallido, i colori della case in cui sono cresciuto. Appartamenti prodotti in serie – due, tre o quattro locali – disposti i colonne, una di fianco all’altra, a formare i condomini compatti dell’ALER, Azienda Lombarda Edilizia Residenziale. Otto piani, oppure tre o quattro per le palazzine più basse. Case alveare, un appartamento schiacciato sull’altro. Una famiglia addosso all’altra, a formare gli organismi marchiati dalla via e dal numero civico.

Le strade che si snodano tra i vari condomini di Rozzano hanno quasi tutte nomi di piante e fiori – via Garofani, via Verbene, via Rododendri – un po’ secondo la stessa logica per cui le favelas di Rio sono tutte colorate e da lontano sembrano un luna park.

Affitti bassi, le case costano poco, in qualche caso pochissimo, dipende dal reddito. Quando siamo rimasti da soli, mia madre pagava poco più di cinquantamila lire al mese. Ma molti l’affitto non lo pagano da anni o hanno sfondato, sono abusivi.

A Rozzano tanta gente ha origini meridionali, ma Rozzano non è Sud. È una specie di Sud senza il calore del Sud. È un Sud sradicato e reimpiantato in fretta. Un concentrato delle delle difficoltà delle piccole periferie della Calabria, della Sicilia, della Puglia, della Campania, innestato in mezzo al fretto e alla nebbia della Pianura Padana, in mezzo ai suoi ritmi, ai suoi standard.

È sud raffreddato, senza mare, senza famiglia, senza più tradizioni. È la sua forza impetuosa e animale virata al negativo, affamata, ingabbiata in quei palazzi in serie senza mondo intorno.

Rozzano è Sud sequestrato, incattivito, in cattività.

Jonathan Bazzi, Febbre

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