Il quarto libro di 2666: la Parte dei Delitti

Ciudad de Juarez assomiglia a Santa Teresa, la città immaginaria in cui si svolge la parte dei delitti in 2666

Se nei primi tre libri i personaggi più ricorrenti sono persone o gruppi di persone, nella Parte dei Delitti la protagonista è la città di Santa Teresa, un luogo immaginario al confine tra il Messico e gli Stati Uniti.

In realtà Santa Teresa è una Ciudad de Juàrez camuffata. Entrambe infatti sono caratterizzate da un numero impressionate di femminicidi e il libro è per la maggior parte del tempo una carrellata di donne ritrovate morte, stuprate, mutilate.

L’inizio della Parte dei Delitti

La morta fu ritrovata in un piccolo appezzamento di terreno abbandonato nel quartiere Las Flores. Indossava una maglietta bianca a maniche lunghe e una gonna gialla al ginocchio, di una taglia più grande. La scoprirono dei bambini giocando, e avvisarono i genitori. La madre di uno di loro telefonò alla polizia, che giunse sul posto nel giro di mezz’ora.[…]

Questo accadde nel 1993. Nel gennaio del 1993. Fu a partire da quella vittima che si cominciarono a contare le donne assassinate. Ma è probabile che ce ne fossero state altre. La prima fu Esperanza Gómez Saldaña e aveva tredici anni. Ma è probabile che non fosse la prima. Forse era in cima alla lista per comodità, perché fu la prima a essere assassinata nel 1993. Ma nel 1992 ne erano sicuramente morte altre. Altre che erano rimaste fuori dalla lista o che nessuno aveva mai ritrovato, sepolte in fosse comuni in mezzo al deserto o bruciate e le loro ceneri disperse nel cuore della notte, quando neppure chi le disperde sa bene dove, in che posto si trova.

I poliziotti messicani che indagano su questa carneficina (più di duecento donne ammazzate) danno l’impressione di essere rassegnati a non risolvere il problema perché sanno che dietro le morti c’è un’intera città e le città non si possono arrestare. Ci sono anche dei giornalisti che vengono ammazzati, dei gringo che scendono in Messico per risolvere alcuni casi senza successo, delle sensitive e un americano di origine tedesca che viene arrestato e funge da capro espiatorio. C’è anche un matto che profana le chiese. Ecco la sua prima comparsa

Il profanatore di chiese

A maggio non morì nessun’altra donna, escluse quelle che morirono di morte naturale, cioè di malattia, vecchiaia o parto. Ma alla fine del mese si aprì il caso del profanatore di chiese. Un giorno, all’ora della prima messa, uno sconosciuto entrò nella chiesa di San Rafael, in calle Patriotas Mexicanos, nel centro di Santa Teresa. La chiesa era quasi vuota, solo alcune beghine si stringevano nelle prime panche, e il prete era nel confessionale. La chiesa sapeva di incenso e di detersivi a buon mercato. Lo sconosciuto si mise a sedere in una delle ultime panche e subito si inginocchiò, la testa sprofondata tra le mani, come se gli pesasse o fosse malato. Le beghine si voltarono a guardarlo e bisbigliarono fra loro. Una vecchietta uscì dal confessionale e rimase immobile a osservare lo sconosciuto, mentre una giovane dai tratti indigeni entrava a confessarsi. Una volta assolti i suoi peccati il prete avrebbe celebrato la messa. Ma la vecchietta che era uscita dal confessionale rimase ferma a fissare lo sconosciuto, anche se ogni tanto appoggiava il peso su una gamba e poi sull’altra, quasi facesse dei passi di ballo. Capì immediatamente che quell’uomo aveva qualcosa che non andava e decise di avvicinarsi alle altre vecchie per avvertirle. Mentre camminava nel corridoio centrale vide una macchia di liquido che si allargava sul pavimento a partire dalla panca occupata dallo sconosciuto e percepì l’odore dell’urina. Allora, invece di proseguire verso le beghine, fece marcia indietro e tornò al confessionale. Bussò varie volte con la mano alla finestrella del prete. Sono occupato, figliola, le disse lui. Padre, disse la vecchietta, c’è un uomo che sta insozzando la casa del Signore. D’accordo, figliola, vengo subito, disse il prete. Padre, non mi piace per niente quello che succede, faccia qualcosa, per l’amor di Dio. Mentre parlava la vecchietta sembrava ballare. Un po’ di pazienza, figliola, ora sono occupato, disse il prete. Padre, c’è un uomo che sta facendo i suoi bisogni in chiesa, disse la vecchietta. Il preLEGGI TUTTOte si affacciò alle tendine logore e cercò di individuare in quella penombra giallognola lo sconosciuto, dopodiché uscì dal confessionale e come lui anche la donna dai tratti indigeni uscì dal confessionale e restarono tutti e tre immobili a guardare lo sconosciuto che gemeva piano e non smetteva di orinare, bagnandosi i pantaloni e creando un fiume di orina che scorreva verso l’atrio, confermando i timori del prete riguardo a un dislivello preoccupante nel corridoio. Poi andò a chiamare il sacrestano, che stava prendendo il caffè seduto a tavola e sembrava stanco, e insieme si avvicinarono allo sconosciuto per rimproverargli la sua condotta e cacciarlo dalla chiesa. Lo sconosciuto vide le loro ombre, li guardò con occhi pieni di lacrime e chiese di essere lasciato in pace. Quasi all’istante gli spuntò in mano un coltello e mentre le beghine delle prime panche gridavano colpì il sacrestano.

L’atmosfera di violenza e follia che nei primi libri è soltanto un ingrediente, nella Parte dei Delitti prende l’intera scena e demolisce in un unico procedere la linearità della trama e la speranza che Santa Teresa possa diventare altro rispetto all’inferno che è.

E forse non è un caso se, nel libro che si arrende di più al presente di 26666, Bolaño a un certo punto cita il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Nella città dei delitti, infatti, il pessimismo è un manifesto esistenziale.

Le altre parti di 2666

La parte dei critici; la parte di Amalfitano; la parte di Fate

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