Il quinto libro di 2666: la Parte di Arcimboldi

La parte dei critici è il primo libro di 2666. In questa immagine c'è un quadro dell'Arcimboldo, da cui trae ispiramento l'autore misterioso per il suo nome d'arte. Questo quadro viene descritto nella parte di Arcimboldi

2666 si conclude con la biografia di Arcimboldi, lo scrittore misterioso sulle cui tracce si mettono i quattro critici.

Anticipare qualche contenuto di quest’ultima parte sarebbe davvero un delitto perché, dopo una maratona di diverse centinaia di pagine e personaggi, bisogna godersi la vita di Arcimboldi, l’autore di romanzi con una vita da romanzo come Bolaño, senza spoiler.

L’unico estratto che vi lascio da questo libro è laterale alla storia ed è la descrizione di un quadro, Il cuoco del pittore Arcimboldo, che il protagonista trova in un quaderno nascosto dentro un’isba

La descrizione di Il cuoco di Arcimboldo, nella quarta parte di 2666

Quando non ce la faceva più, Ansky tornava ad Arcimboldo. Gli piaceva ricordare i quadri di Arcimboldo, della cui vita ignorava o fingeva di ignorare quasi tutto, e che certo non era una vita immersa nel perenne tremore di Courbet, ma nelle cui tele trovava qualcosa che in mancanza di una parola migliore Ansky definiva semplicità, un sostantivo che a molti eruditi esegeti dell’opera arcimboldiana non sarebbe piaciuto.

La tecnica del milanese gli sembrava il massimo dell’allegria. La fine delle apparenze. L’arcadia prima dell’uomo. Non tutti i quadri, è chiaro, perché certi gli sembravano quadri del terrore, ad esempio Il cuoco, un quadro alla rovescia, che appeso da una parte è un grande vassoio di metallo pieno di carni alla griglia, fra le quali si distinguono un maialino da latte e un coniglio, con due mani, probabilmente di una donna o di un’adolescente, che cercano di coprire i pezzi perché non si freddino, e appeso al contrario ci mostra il busto di un soldato, con casco e armatura, e un sorriso soddisfatto e temerario a cui mancano dei denti, il sorriso atroce di un vecchio mercenario che ti guarda, e il suo sguardo è ancora più atroce del suo sorriso, come se sapesse delle cose di te, scrive Ansky, che tu nemmeno sospetti. Anche Il giurista (un giudice o un alto funzionario con la testa fatta di selvaggina e il corpo di libri) gli sembrava un quadro del terrore. Ma i quadri delle quattro stagioni erano allegria pura. Tutto dentro tutto, scrive Ansky, come se Arcimboldo avesse imparato una sola lezione, ma questa fosse stata della massima importanza.

Bolaño, 2666, Adelphi

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