Wislawa Szymborska, Sale: 3 immagini

Una foto di Wyslawa Szymborska (che ho preso da qui: https://restaurars.altervista.org/perche-amore-solamente-la-dolcissima-poesia-wislawa-szymborska/) e che sto usando per parlare della raccolta Sale

Vorrei avere gli occhi di Wislawa Szymborska per osservare il mondo e intrappolarlo in una forma poetica. Per esempio, un correlativo oggettivo può spuntare dietro ogni angolo di un suo componimento riempiendo il lettore di meraviglia.

Come probabilmente sapete, La Gioia di Scrivere (ed. Adelphi) contiene tutte le sue poesie. È il volume che ho a casa e in questo articolo vi propongo tre immagini estratte dalla raccolta Sale, pubblicata nel 1962.

Museo

Ho scelto questo estratto per le immagini di assenza di vita, accumulate una sopra l’altra.

Ci sono i piatti, ma non l’appetito.
Le fedi, ma non scambievole amore
da almeno trecento anni.

C’è il ventaglio – e i rossori?
C’è la spada – dov’è l’ira?
E il liuto, non un suono all’imbrunire

In mancanza di eternità hanno ammassato
diecimila cose vecchie. […]

Wislawa Szymborska, Sale in La Gioia di Scrivere, p. 109

Un attimo a Troia

Cosa sono le palpebre del mondo? Come si costruisce una torre con i sorrisi?

Ragazzine
magre e senza speranza
che le lentiggini spariscano,

non notate da nessuno,
in cammino sulle palpebre del mondo, […]

nel bel mezzo d’un pasto,
nel bel mezzo d’una lettura,
mentre si guardano allo specchio,
succede che siano rapite e portate a Troia […]

Ragazzine
osservano la catastrofe
da una torre di sorrisi […]

Wislawa Szymborska, Sale in La Gioia di Scrivere, p. 111

Campo di fame presso Jaslo

L’arrotondamento degli scheletri è una metafora che spiega in modo efficace come si dissolve in modo anonimo un’esistenza dentro una strage di massa.

Scrivilo. Scrivilo. Con inchiostro comune
su carta comune: non gli fu dato da mangiare,
morirono tutti di fame. Tutti? Quanti?
È un grande prato. Quant’erba
è toccata a testa?
Scrivi: non lo so.
La storia arrotonda gli scheletri allo zero.
Mille e uno fa sempre mille.
Quell’uno è come se non fosse mai esistito:
un feto immaginario, una culla vuota,
un sillabario aperto per nessuno,
aria che ride, grida e cresce,
scala per un vuoto che corre giù in giardino,
posto di nessuno nella fila.

Wislawa Szymborska, Sale in La Gioia di Scrivere, p. 133

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