Rivista Poesia: Ritsos, Gelman, Fernandez

Una foto di Ghiannis Ristos di cui pubblico una poesia insieme a quella di Fernandez e di Gelman

La poesia è nemica del mio modo di esistere. Dà forma al come piuttosto che al cosa e punisce tutti quelli che, come me, vanno di fretta. Leggere una poesia al giorno è un esercizio spirituale, fortunatamente agevolato da diversi siti.

Tra questi c’è Rivista Poesia, che fino ai primi tre mesi del 2020 pubblicava online un brano quotidianamente (ora il periodico e la casa editrice sono stati inglobati da Feltrinelli e la poesia del giorno prosegue su Facebook).

Periodicamente pubblicherò sul sito quelle che mi colpiscono maggiormente. In questo articolo ci sono tre poesie, rispettivamente di Ghiannis Ritsos, Juan Gelman e Guillermo Fernandez.

Ghiannis Ritsos, Durata

Leopardi e molti altri classici e contemporanei della letteratura hanno sviluppato il tema di quanto velocemente scompariamo rispetto all’eternità della natura. Il granoturco di Ghiannis Ritsos, che canterà ancora le sue canzoni antiche è lontano dai nostri problemi come la luna del pastore errante

La notte ci guarda tra il fogliame delle stelle.
Bella notte silenziosa. Verrà una notte
in cui non ci saremo. E anche allora
il granturco canterà le sue canzoni antiche,
le mietitrici s’innamoreranno accanto ai covoni,
e tra i nostri versi dimenticati
come tra le spighe gialle
un viso giovane, illuminato dalla luna,
guarderà, come noi stanotte, quella piccola
nube d’argento
che si piega e appoggia la fronte sulla spalla
dell’altura.

Juan Gelman, Novità

Sono tanti gli echi di genitori morti entrati dentro le poesie. Per esempio quelle mani, quel volto della madre di Montale o la presenza lontana della madre di Tracy K. Smith. In Juan Gelman, invece, il dialogo con la donna scomparsa viaggia attraverso le crepe del tempo.

Sogno il mio sogno preferito
e la notte non finisce mai.
Gli alberi rivelano il loro alfabeto
e stelle che
parlano dell’infinito
di ogni soffio del vivere.
Costruisco madri passate
con la mano affondata nella notte.
Che bello era il suo angolo
dove echi vaghi la nominavano!
Così, di spalle a me,
fuggiva ad un paese baciato
dalla sua gelida gioventù.
Madre che
cucinavi distanze
nelle pentole del giorno.
Mi parli ancora
dalle crepe del tempo.

Guillermo Fernandez, Sono sceso giù in strada

Le immagini della perdita disegnate da Guillermo Fernandez sono strazianti e meravigliose.

Sono sceso giù in strada
pensando mi chiamassi.
C’erano solo ombre
e un’unghietta di luna
in un cielo così grande e indigente.

Salgo ancora le scale
senza avere una meta,
sento ancora i tuoi passi
nel riflusso del sangue
che affluisce e ferisce
là dove fai più male,
là dove più mi manchi.

La speranza
di rivederti non invecchia.
Ogni mattina
osserva nello specchio
quanti anni ha nel volto.
“Non sei cambiata in nulla”,
le dico, e mi sorride
con un poco di lacrime.

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