L’incipit di Le Correzioni

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Le Correzioni di Jonathan Franzen è un romanzo che trasuda angoscia fin dal suo incipit. Raffiche su raffiche di entropia è l’immagine che spiega perfettamente dove andrà a precipitare e frantumarsi la storia dei protagonisti.

Leggetelo in un momento della vostra vita in cui siete sereni, perché la storia della famiglia Lambert mette a dura prova la vostra concezione di invecchiare bene.

L’incipit di Le Correzioni

Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell’aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l’intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. Neanche un bambino nei giardini. Ombre e luce sulle zoysie ingiallite.

Querce rosse e querce di palude e querce bicolori riversavano una pioggia di ghiande sulle case senza ipoteca. Le controfinestre rabbrividivano nelle stanze da letto vuote. E poi il ronzio monotono e singhiozzante di un’asciugabiancheria, la contesa nasale di un soffiatore da giardino, il maturare di mele nostrane in un sacchetto di carta, l’odore della benzina con cui Alfred Lambert aveva ripulito il pennello dopo la verniciatura mattutina del divanetto di vimini.
Le tre del pomeriggio erano un’ora pericolosa nei sobborghi gerontocratici di Saint Jude.

Alfred si era svegliato nella grande poltrona blu in cui si era addormentato dopo pranzo. Aveva finito il suo pisolino e il prossimo notiziario
locale iniziava soltanto alle cinque. Due ore vuote erano una fistola che generava infezioni. Si alzò a fatica, raggiunse il tavolo da ping-pong e si mise in ascolto di Enid, ma non la sentì.

Jonathan Franzen, Le correzioni

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