Kafka sulla Spiaggia: il killer di gatti

In Kafka sulla Spiaggia (questa è la copertina) c'è un killer di gatti molto squilibrato

In Kafka sulla Spiaggia c’è un personaggio che si chiama Johnnie Walker ed è un killer di gatti. O meglio, è un sadico maledetto che apre loro il ventre con un bisturi, estrae il cuore e lo mangia. Quindi, taglia le loro teste con una sega circolare.

Questo per dirvi di fare attenzione prima di leggere questo estratto.

L’uccisione del primo gatto da parte del killer

Johnnie Walker stese sulla scrivania il gatto ancora inerte. Poi aprì un cassetto e tirò fuori, con entrambe le mani, un grande involto nero. Spiegò con cura la stoffa e mise sulla scrivania gli oggetti che vi erano arrotolati: una piccola sega circolare, alcuni bisturi di varie misure e un grande coltello. Tutte le lame mandavano riflessi bianchi e scintillanti come se fossero appena state affilate. Johnnie Walker esaminò a uno a uno questi attrezzi, quasi con tenerezza, disponendoli in fila. Poi, da un altro cassetto tirò fuori alcuni piatti di metallo che mise anch’essi sulla scrivania, come seguendo un ordine preciso. Infine prese una grande busta nera di plastica per la spazzatura. Per tutto il tempo non smise mai di fischiettare Heigh-Ho.

— In ogni cosa, caro Nakata, è necessario seguire un ordine, — disse Johnnie Walker. — Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’ oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.

Johnnie Walker socchiuse gli occhi e per un po’ accarezzò affettuosamente la testa del gatto. Poi fece scorrere la punta dell’indice contro il suo ventre morbido, su e giù. Nella destra prese un bisturi e, senza alcun preavviso e con assoluta decisione, incise la pancia di quel giovane gatto con un taglio dritto e longitudinale. Fu questione di un attimo. Il ventre si aprì e dalla ferita sgorgarono le interiora rosse e sanguinanti. Il gatto aprì la bocca per urlare, ma non ne usci quasi suono, probabilmente a causa della lingua paralizzata. Sembrava non potesse nemmeno aprire del tutto la bocca. Ma gli occhi, su questo non c’era alcun dubbio, erano contorti da un dolore lacerante. Nakata poteva immaginare quanto dovesse essere atroce quel dolore. Subito dopo, come a scoppio ritardato, cominciò a uscire a fiotti il sangue, bagnando le mani di Johnnie Walker e schizzando sul suo gilè. Ma lui sembrò non farci il minimo caso. Fischiettando Heigh-Ho infilò una mano nel corpo del gatto e con un piccolo bisturi gli estrasse abilmente il cuore. Il cuore era piccolo, e sembrava battere ancora. Posò quel piccolo cuore pulsante sul palmo della mano e la tese verso Nakata per farglielo vedere.

— Ecco, questo è il cuore. Ancora si muove, guarda!

Johnnie Walker, dopo aver mostrato per alcuni istanti il cuore a Nakata, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo, se lo infilò in bocca. Poi cominciò a masticarlo lentamente, in silenzio, per molto tempo, come a gustarne fino in fondo il sapore. Nei suoi occhi si leggeva la pura felicità di un bambino che mangia un dolce appena sfornato. Quindi si pulì col dorso della mano il sangue attorno alla bocca, e si leccò con cura le labbra con la punta della lingua.

— Tiepido e fragrante. Si muove ancora in bocca, — disse. Nakata assisteva alla scena incapace di articolare parola. Non riusciva nemmeno a distogliere lo sguardo. Aveva una strana sensazione, come se nella sua testa qualcosa cominciasse a muoversi. L’odore del sangue appena versato riempiva la stanza.

Johnnie Walker, fischiettando Heigh-Ho, tagliò la testa del gatto con la sega circolare. I denti della lama tagliarono l’osso producendo un rumore stridente. Si vedeva che era un gesto per lui abituale. L’osso non era particolarmente spesso, e l’operazione non richiese molto tempo, ma il suono era stranamente grave. Prese la testa tagliata e la depose amorevolmente sul piatto di metallo. La allontanò un po’ da sé, e per qualche istante la guardò socchiudendo gli occhi, come se ammirasse un’opera d’arte. Smise brevemente di fischiettare per togliersi con l’unghia qualcosa che gli si era incastrato fra i denti, si rimise in bocca quel pezzetto e lo assaporò con attenzione. Quindi schioccò la lingua soddisfatto e ingoiò. Infine aprì il sacco nero per la spazzatura e vi gettò dentro senza cerimonie il corpo del gatto al quale aveva tagliato la testa ed estratto il cuore.

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