Nathalie Diaz, gli scorpioni e la luce

Nathalie Diaz, ritagliata da qui: https://www.sampsoniaway.org/blog/2018/02/22/back-to-the-body-an-interview-with-natalie-diaz/

Ad un certo punto ho pensato di non scrivere nulla su Nathalie Diaz, poetessa Mojave nata in California. La sua scrittura e il repertorio di immagini che ti mette davanti agli occhi sono un mondo lontanissimo dal mio.

“Scorpioni di luce”, “ocelot intagliato in calcedonio”, “seno pianta di fico”: questi sono solo tre esempi di espressioni intagliate dentro una mitologia sconosciuta che non volevo sgualcire e banalizzare.

La mediazione che ho trovato con me stesso per non tenerla fuori è quella di riportare due minuscoli estratti, sempre tratti da Nuova Poesia Americana. Spero di poter leggere più cose in italiano di questa autrice.

Piango alacranes – gli scorpioni acciottolano
cadendo a terra come forbici gialle di ferro.

Atterrano capovolti su dorsi e occhi,
ma si torcono fino a rimettersi sui ventri segmentati.

In loro c’è ciò che mi trafigge –
trascina a terra mio fratello.

Nathalie Diaz, Luce di sangue

Vi appoggio la bocca – illuminata di grazia, e veniamo entrambe

alla luce. Mi rende flusso.

Un’onda di scorpioni –
rapida luce. Una sferzata di respiro –
dio-creatore

La luce le fa orizzonte sui fianchi – fa sgorgare un ocelot
intagliato in calcedonio e magnetite.
Fianchi, calcare e strapiombo,

Le scivolano obliqui come luce nella coscia – scatola di luce, che va verso la pelle.

Nathalie Diaz, Luce di pelle

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