Incipit di La città senza nome

Un'immagine della Città senza nome

La città Senza Nome è il primo racconto di Lovecraft in cui viene citato Abdul Alhazred, l’autore immaginario del libro leggendario chiamato Necronomicon. L’incipit di questa breve storia sembra scolpito nel deserto e, in una manciata di parole, scava profonde fondamenta per l’epica fantascientifica di Lovecraft.

Quando mi avvicinai alla città senza nome capii che era maledetta. Viaggiavo, sotto la luna, per una valle terribile e riarsa, e la vidi affiorare sinistramente dalle sabbie, come i pezzi di un cadavere potrebbero affiorare da un sepolcro inadeguato. Le pietre corrose di quella veneranda superstite del diluvio, di quella bisnonna della più vecchia piramide, parlavano di paura, e un’aura invisibile mi respinse, mi ordinò di ritirarmi da quel luogo di segreti che nessun uomo dovrebbe vedere, e nessuno infatti aveva visto.

Remota nel deserto d’Arabia giace la città senza nome, rovinosa e caotica, le basse mura quasi sepolte dalle sabbie di età infinite. Dev’essere stata così già prima che l’uomo ponesse le prime pietre di Menfi, già prima che venissero cotti i mattoni di Babilonia. Nessuna leggenda è così antica da risalire fino ad essa per darle un nome, o per ricordare che fu mai viva un giorno; ma se ne parla in sussurri attorno ai fuochi di campo, e le vecchie ne mormorano nelle tende degli sceicchi, così che tutte le tribù la evitano senza sapere perché. Di questo luogo sognò il poeta pazzo Abdul Alhazred la notte prima di cantare il distico inesplicabile:

Non è morto ciò che in eterno può attendere
E col passar di strani eoni anche la morte può morire.

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