Diario del lettore #2: Nigeria e Necronomicon.

Lovecraft: da qui ho cominciato a leggere la saga collegata al Necronomicon

Questa settimana è stata quasi interamente dedicata ad Americanah, il romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie. Oltre al suo romanzo ho letto tre racconti di Lovecraft. Inoltre, mi è arrivato l’ultimo romanzo di Colson Whitehead, I ragazzi della Nickel, che sarà il protagonista del prossimo diario.

Letteratura postcoloniale: perché è importante

La scorsa settimana riflettevo su quanto fosse interessante indossare il punto di vista di qualcuno con una cultura completamente diversa dalla mia. Si potrebbe dire che succede così con quasi tutti i libri che leggiamo perché siamo tutti diversi.

In parte è vero, certo, ma l’autrice di questo romanzo appartiene a una corrente letteraria e culturale chiamata letteratura postcoloniale, che consiste in un ampio e vario gruppo di autori delle ex-colonie che insieme formano una letteratura nuova e separata da quella europea. Le opere di queste persone sono molto importanti perché contribuiscono a darci una visione del mondo più completa e complessa.

In Americanah tutti i personaggi si sentono fuori posto

L’importanza di Americanah sta proprio nello scontro tra queste diverse tradizioni culturali, che in alcuni casi è divertente, in altri drammatico. Per esempio, le donne nigeriane emigrate negli USA, che pure conoscono l’inglese perché l’hanno studiato in patria, devono fare attenzione al loro uso della lingua perché lì parole come grasso e mulatto sono considerate insulti, mentre in Nigeria no. Un altro tema ricorrente sono i capelli: un africano con i capelli crespi spesso deve lisciarli se non vuole perdere delle opportunità lavorative o di carriera. Pensate a Beyoncé o a Michelle Obama.

Infine, e questo è il punto più doloroso di tutti, i protagonisti del romanzo si specchiano troppo spesso nei pregiudizi e ne escono devastati. Per esempio Obinze, l’ex fidanzato della protagonista, durante una cena a Londra con degli inglesi ricchi capisce molte cose su cosa autorizzerebbe una persona a emigrare dal suo paese e cosa no:

Alexa, e gli altri ospiti, e forse anche Georgina, capivano tutti la fuga dalla guerra, dal tipo di povertà che distruggeva l’animo umano, ma non avrebbero capito il bisogno di scappare dall’opprimente letargia dell’assenza di scelta. Non avrebbero capito perché persone come lui, cresciute con cibo e acqua abbondanti ma impantanate nell’insoddisfazione, abituate fin dalla nascita a guardare altrove, da sempre convinte che la vita vera fosse altrove, ora fossero decise a fare cose pericolose, illegali, come partire; nessuno di loro moriva di fame, o subiva violenze, o veniva da villaggi bruciati, ma aveva semplicemente sete di scelte, di certezze.

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah

Lovecraft: la leggenda che non conosco

Sempre in questi giorni ho tentato un primo timido approccio a Lovecraft, scrittore americano che nella sua breve vita ha spaziato tra fantascienza, horror e epica. In particolare, ha scritto tutta una serie di racconti accomunati dalla presenza di un pantheon di divinità aliene. Non solo, l’autore ha inventato un libro inesistente, il Necronomicon, scritto da un autore inesistente, Abdul Alhazred, che racconterebbe l’esistenza di queste divinità.

Le idee di Lovecraft, morto nel 1937, ancora oggi ispirano nuove storie di diverso tipo. Per esempio, il videogioco Bloodborne è ispirato alla mitologia inventata da questo autore. Il boss finale ne è un esempio:

Colson Whitehead, I ragazzi della Nickel

Il Pulitzer per la narrativa è uno dei premi letterari più prestigiosi che esistano. Vincerlo è un grande riconoscimento, vincerne due in quattro anni qualcosa di eccezionale. Colson Whitehead l’ha appena fatto con I ragazzi della Nickel che è arrivato a casa mia venerdì. So cosa fare la prossima settimana.

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