Luiselli, Joyce, Saramago

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Archivio dei bambini perduti di Valeria Luiselli è un grande libro da un punto di vista stilistico. La storia è struggente, attuale e necessaria, ma il modo in cui l’autrice la intesse è da olimpionici della letteratura.

Per esempio, il penultimo capitolo, narrato dal figlio, la cui voce prende il posto di quella della madre a metà romanzo, si allarga per 33 pagine senza neanche un punto. In ciò mi ha ricordato due opere caratterizzate dall’accumulo: Ulisse di Joyce e Le intermittenze della morte di Saramago.

Archivio dei bambini perduti

Il figlio e la figlia (non conosciamo i loro nomi, ma solo i soprannomi che si sono dati durante il viaggio: lei Memphis, lui Piuma Veloce) stanno attraversando il deserto. Forse la scelta di usare soltanto le virgole è un modo per rappresentare questo spazio apparentemente infinito dove i due bambini si muovono. La sintassi come metafora del deserto.

È abbiamo camminato verso sud, Memphis, tu e io, nel cuore della luce, vicini e in silenzio, come hanno camminato pure i bambini perduti chissà dove, forse sotto lo stesso sole, anche se pareva sempre di camminare sopra il sole, sulla sua superficie, e non sotto, e tuo ho chiesto, non sembra anche a te di camminare sul sole, ma tu non mi hai risposto, non dicevi niente, niente di niente, cosa che mi ha fatto preoccupare perché era come se tu sparissi e io ti perdessi di nuovo, anche se eri vicina e accanto a me, come un’ombra, allora ti ho chiesto se eri stanca, per sentirti dire qualcosa, ma tu hai soltanto fatto sì con la testa, per dire che eri stanca, ma non hai parlato, allora tti ho chiesot se avevi fame, e anche stavolta non hai parlato ma hai fatto sì con la testa, per dire che avevi fame, fame che pure io avevo, una fame che mi squarciava da dentro, che mi dilaniava e mi mangiava da dentro verso l’esterno perché io non potevo darle nulla da mangiare […]

Valeria Luiselli, Archivio dei bambini perduti, p. 369.

Le intermittenze della morte

Il romanzo di Saramago è ambientato in un paese in cui le persone smettono di morire. Le frasi, lunghissime e intervallate solo dalle virgole, sembrano proprio rappresentare questo spunto tematico: si allungano in modo innaturale e contorto. Ecco l’inizio del romanzo dello scrittore portoghese.

Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr’ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato. Neppure uno di quegli incidenti automobilistici tanto frequenti nelle occasioni festive, quando l’allegra irresponsabilità e l’eccesso di alcol si sfidano reciprocamente sulle strade
per decidere chi riuscirà ad arrivare alla morte al primo posto. Il passaggio dell’anno non aveva lasciato dietro di sé il solito rigagnolo calamitoso di morti, come se la vecchia atropo dalla dentatura digrignata avesse deciso di inguainare la forbice per un giorno.

José Saramago, Le intermittenze della morte,

Ulisse

È probabilmente il monologo più importante del Novecento. Molly Bloom, la moglie del protagonista, sta per addormentarsi e i suoi pensieri viaggiano si intrecciano senza soluzione di continuità e senza virgole. È la versione più radicale del famoso flusso di coscienza ideato dallo scrittore irlandese. Ecco l’inizio del monologo di Molly

Sì perché non l’ha mai fatta una cosa come chiedere la colazione a letto con un paio d’uova dai tempi del City Arms quando faceva finta di star steso con la voce da malato neanche un re e tutto per piacere a quella vecchiaccia di Mrs Riordan che pensava di avere in pugno e invece non ci ha lasciato neanche un soldo tutto alle messe per lei e l’anima sua mai vista una taccagna così che aveva paura di comprarsi 4 penny di alcol denaturato e sempre a raccontarmi dei suoi malanni che lingua lunga e la politica e i terremoti e la fine del mondo prima facci divertire un po’ Dio ce ne scampi se erano tutte così le donne niente costumi da bagno e scollature chiaro a lei chi ce la vorrebbe vedere chissà magari era pia perché nessun uomo s’è mai girato a guardarla speriamo di non diventare mai come lei un miracolo se non ci ha chiesto di tenere coperta pure la faccia però che cultura aveva certo e tutte quelle chiacchiere su Mr Riordan di qua e Mr Riordan di là secondo me è stato felice quando là persa per sempre e quel suo cane che mi annusava la pelliccia sempre a intrufolarsi di soppiatto sotto la sottana soprattutto allora però è questo che mi piace di lui

James Joyce, Ulisse

Altri romanzi meravigliosi scritti da donne

Yoko Ogawa, L’Isola dei senza memoria

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah

Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella

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