1 dicembre: Come essere un poeta (per mio promemoria)

Quest’anno è il nostro primo calendario dell’avvento. Io mi sono occupato del comparto dolci, C, la mia musa ispiratrice, ha curato il versante poetico. Ecco la poesia del primo dicembre

Wendell Berry, Come essere un poeta (per mio promemoria)

I

Trova un posto per sederti.
Siediti. Resta in silenzio.
Dovrai fare affidamento su
affetti, letture, conoscenze,
abilità – più di quante
tu ne abbia – ispirazione,
impegno, maturità, pazienza,
perché la pazienza congiunge il tempo
all’eternità. Dubita
del giudizio
di chi elogia i tuoi versi.

II

Respira con respiro incondizionato
l’aria non condizionata.
Lascia perdere i fili elettrici.
Comunica con lentezza. Vivi
una vita a tre dimensioni;
stai lontano dagli schermi.
Stai lontano da tutto ciò
che offusca il luogo in cui si trova.
Non esistono luoghi che non siano sacri;
soltanto luoghi sacri
e luoghi profanati.

III

Accogli quanto viene dal silenzio.
Fanne il meglio che puoi.
Con le minute parole che a poco a poco nascono
dal silenzio, come preghiere
riverberate verso chi prega,
componi una poesia che non turbi
il silenzio da cui è nata.

Wendell Berry, Come essere un poeta (per mio promemoria)

Un’altra poesia di Wendell Berry

Il sesso secondo Murakami: due estratti

Haruki Murakami scrive delle scene di sesso molto belle. Eppure dice che non vorrebbe farlo a causa della sua timidezza

Sono molto timido: mi vergogno molto mentre scrivo quelle scene. Ma devo farlo. Il sesso è la via maestra per passare dall’altra parte. Il rapporto sessuale ha qualcosa di spirituale. Apre una porta simbolica. L’amore però è molto più bello del sesso. Io scrivo favole per adulti. Tutti vogliamo credere nella forza dell’amore. E a quella del dolore. Nella realtà non si prova l’uno senza l’altro. Ma quando leggi un libro improvvisamente pensi che quello che stai leggendo può succedere davvero. E proprio a te.

L’Espresso

Immedesimazione. Che per quanto mi riguarda si traduce in un sentimento di nostalgia per le vite degli altri. Ragazzini; personaggi di fantasia che stanno sulla soglia del mondo dei grandi. E il sesso è un primo passo in quella nuova vita. Ecco due estratti, rispettivamente da Kafka sulla Spiaggia e Norwegian Wood.

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The Crown: Margaret Tatcher recita una poesia

Siamo in The Crown, serie tv Netflix che parla dell’era di Elisabetta Seconda. La quarta stagione, da cui è estratto il video, è ambientata tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta negli UK.

Dopo aver fatto fuori mezzo governo, Margaret Tatcher, ricevuta dalla regina Elisabetta II, esprime il suo approccio alla politica citando You Have No Enemies, poesia di Charles Mackay.

Altre cose da leggere

Robin Boylorn: l’unica donna nera in una classe di bianchi.

Robin Boylorn è scrittrice, autoetnografa, docente e femminista entusiasta. All’interno di uno dei suoi articoli scientifici, E Pluribus Unum, focalizzato sul tema della razza all’interno della vita accademica, ci sono molti passaggi autoetnografici.

L’autoetnografia è una disciplina nata in contrasto all’approccio etnografico. Banalizzando molto, l’etnografo studia una comunità sul campo, poi torna a casa e descrive ciò che ha osservato, usando esclusivamente il suo punto di vista. L’autetnografo invece è allo stesso tempo soggetto e oggetto della ricerca.

Questo stralcio di autoetnografia esprime il problema di essere l’unica donna nera nella classe di un college a prevalenza bianca.

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Quel che resta di Midgar in Final Fantasy VII remake

1997, quinta era delle console, ovvero l’anno in cui Final Fantasy VII uscì e fece fare il balzo evolutivo alla saga di Squaresoft. L’avventura di Cloud, Tifa, Aerith e compagni, rimasta esclusiva PlayStation per vent’anni, fu nell’immediato un successo e sul lungo periodo generò un effetto tipico di molte grandi opere: un culto generazionale.

Per questo motivo è difficile valutare Final Fantasy VII e il suo remake in modo oggettivo. Credo invece che sia utile affrontare due aspetti che lo differenziano in modo significativo dai capitoli precedenti e successivi. Entrambi hanno a che fare con l’impianto narrativo del gioco e riguardano il world building e la caratterizzazione dei personaggi.

E il remake che tutti aspettavano? È stato un successo. Ha superato i 5 milioni di copie vendute in una manciata di mesi. Tuttavia, ha stravolto alcuni elementi dell’originale e si è concluso con molte nubi all’orizzonte, ma non per questo bisogna essere pessimisti.

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Una poesia recitata in Sto pensando di finirla qui

Amo Charlie Kaufman come sceneggiatore dei film di Jonze e Gondry. Faccio però fatica con i suoi film. Sto pensando di finirla qui non fa eccezione, anche se raggiunge delle vette di lirismo impressionanti.

Come per esempio la poesia recitata da Jessie Buckley, mentre è in macchina, sotto la neve sulla strada verso casa dei genitori del fidanzato, che non ha ancora conosciuto. Proprio quando sta pensando di finirla qui con lui.

Altre poesie

Scorpioni di luce, fantasmi di madri, amanti anziani telepatici

Wendell Berry, Siedono insieme sulla veranda

Ovvero una poesia che spiega come sogno la vecchiaia. Nell’ordine: avere un amore durato così a lungo, non aver bisogno di parlare, avere una veranda.

Siedono insieme sulla veranda, il buio
quasi sceso, la casa dietro di loro, buia.
La cena finita, hanno lavato e asciugato
i piatti – solo due adesso e due bicchieri,
due coltelli, due forchette, due cucchiai – poco
da fare per due.

Lei siede con le mani ripiegate sul grembo,
si riposa. Lui fuma la pipa. Non parlano,
e quando alla fine parlano è per dire
ciò che l’uno sa che sa anche l’altra. Ora hanno
una mente in due che infine,
per quante ne sappia, non saprà esattamente
chi prenderà per primo la porta buia, dando
la buonanotte e chi rimarrà a seder da solo
ancora un po’.

Wendell Berry, Siedono insieme sulla veranda

Altre poesie belle

L’incipit di Febbre è una poesia disciolta nel mémoire

È bastato l’incipit per farmi capire che Febbre mi avrebbe divorato. Perché l’esordio di Jonathan Bazzi, oltre a essere una sorta di autoetnografia che tiene insieme le molte identità dell’autore, è caratterizzato da un lirismo molto intenso.

Esplorate l’inizio del romanzo: per ogni frase un’unica riga. Così le emozioni, i sentimenti e le sensazioni provocati dall’evento chiave dell’autobiografia appaiono più vividi e concreti.

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Febbre: Rozzano è Sud sequestrato, incattivito

Febbre, romanzo autobiografico di Jonathan Bazzi, si divide tra due linee temporali: il passato dell’autore a Rozzano e il racconto della sua malattia nel presente.

Jonathan Bazzi è (tra le tante cose) una persona omosessuale, nata e cresciuta in uno di quei centri che affollano l’hinterland di grandi città come Milano e Torino. Sono paesi vicini eppure lontani dalle grandi metropoli, spesso privi di opportunità culturali.

Sono posti dove incarnazioni di stereotipi maschili e femminili affollano le strade e le case popolari.

Penso che molte persone, nate e cresciute ai bordi di questi centri economici, culturali e industriali, colgano delle corrispondenze tra la loro storia e la descrizione che Jonathan Bazzi fa di Rozzano in Febbre.

Eccone un estratto

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Un dialogo della buonanotte in Underworld

Tra le tante cose in cui DeLillo è un dio della letteratura c’è la capacità di far parlare i propri personaggi in modo merviglioso. Questo dialogo, per esempio avviene tra Nick Shay, protagonista di Underworld, e la moglie Marian. I due coniugi, reduci da una giornata molto stancante cominciata con un volo in mongolfiera, si scambiano i pensieri prima di addormentarsi.

È una situazione capitata anche a voi, probabilmente, quella di parlare con qualcuno quando si è molto stanchi, senza riuscire a seguire un filo del ragionamento. Ecco, il dialogo di Underworld che state per leggere riproduce magistralmente una situazione di questo genere.

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